Riforma Fallimentare commentata: cosa cambia per le aziende?

Legge fallimentare 155 blocco con appunti

Ormai è imminente l’introduzione della tanto attesa riforma sulla prevenzione e risoluzione di crisi d’impresa ovvero la così detta Riforma Fallimentare. I 390 articoli del decreto legislativo, in attuazione della legge 155 del 2017, che introduce il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, sono stati  approvati dal  Consiglio  dei  Ministri  il 10 di gennaio 2019.

Vediamo insieme cosa cambia con la nuova riforma del fallimento per le aziende.

Per l’imprenditore cosa cambia con la riforma fallimentare?

Di seguito commentiamo le tre principali norme della legge sulla Riforma Fallimentare che avranno un impatto immediato sulle aziende. Attenzione perché i cambiamenti connessi alla riforma del fallimento impattano le imprese già a partire dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, prevista entro  febbraio 2019.

Riforma fallimentare commentata: cambiamento dell’assetto organizzativo

Sul fronte organizzativo il decreto sulle procedure di allerta d’impresa impone all’imprenditore di “Istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale” (Art 374.1). 

Questo significa che ogni azienda dovrà dotarsi di sistemi informativi e adeguate competenze per poter avere un controllo di gestione, un budget e un piano d’impresa che permettano di rilevare indicatori pre-crisi e impostare prontamente scenari proiettivi per riportare in equilibrio economico, patrimoniale o finanziario la propria azienda, anche con un piano di risanamento specifico.

Anche il legislatore che ha seguito lo sviluppo del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha dunque colto l’enorme importanza di un intervento diagnostico precoce e tempestivo. La letteratura oramai consolidata e l’esperienza quotidiana ci insegnano infatti quanto sia importante intervenire ai primissimi segni di criticità emergenti dai  bilancio aziendale.

computer e blocco per gli appunti
Riforma fallimentare commentata

Riforma fallimentare commentata: strumenti per il superamento della crisi aziendale

Il decreto della Legge Fallimentare prescrive poi all’imprenditore di “Attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale” (Art 374.2).

Questo significa che, se l’imprenditore non riesce a riportare in equilibrio la situazione da solo o accompagnato da esperti specializzati in prevenzione di crisi d’impresa e turnaround aziendale, scatterà la Procedura di Allerta, guidata da un organismo di composizione della crisi d’impresa, l’OCRI, un collegio di tre esperti nominati dal Tribunale e della Camera di commercio.

L’Allerta prevista dalla legge 155 potrà essere:

  • INTERNA, perché attivata dall’imprenditore (per evitare pesanti  sanzioni a livello personale) o dal collegio sindacale o dal revisore o dal sindaco unico, se presenti .
  • ESTERNA, perché attivata dall’Agenzia delle Entrate o dall’INPS quando lo scaduto supera certi livelli.

In ogni caso, che sia interna od esterna, la nuova legge fallimentare parla chiaro: l’imprenditore non sarà più libero di decidere da solo.

Riforma fallimentare commentata: obbligo di controllo

Sul fronte del controllo c’è poi un’enorme novità. L’Art 378 del decreto “Crisi d’impresa” obbliga alla nomina dell’organo di controllo o del revisore se la società a responsabilità limitata quando negli ultimi due esercizi  consecutivi  precedenti almeno uno dei seguenti tre limiti è superato :

  1. ha un totale dell’attivo dello stato patrimoniale di 2 milioni di euro;
  2. ha ricavi delle vendite e delle prestazioni di 2 milioni di euro;
  3. ha dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità.

L’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore della nuova Legge Fallimentare è considerato partendo dal 2017 -2018.

Perché però questo obbligo da parte della legge 155? Il legislatore dà al sindaco/revisore poteri più incisivi nel controllo delle società e vuole estenderlo a una platea più ampia. A tali poteri sono legati anche gravi responsabilità specifiche se manca il controllo e la segnalazione all’OCRI.

È quindi verosimile ipotizzare che gli organi di controllo già in essere (sindaci e/o revisore) e nuovi da nominare dal 2019 (secondo questi nuovi parametri), adottino comportamenti e misure di controllo più restrittivi secondo le nuove disposizioni di questa riforma, al fine di ridurre rischi e responsabilità penali.

Il decreto “Crisi d’impresa” e l’istituzione della procedura di allerta con l’OCRI (Organismo di Composizione della Crisi), con la conseguente creazione del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, si adeguano alle esperienze di altri paesi in Europa, che hanno permesso di anticipare l’aggravarsi di crisi aziendali, e di ridurre gli effetti derivanti da licenziamenti e fallimenti. È del resto assodato che quanto prima è possibile intervenire in un’azienda, migliori sono le aspettative di successo dell’intervento.

In  conclusione con la nuova Legge Fallimentare si vuole  evitare l’uso  disinvolto delle procedure concorsuali attualmente in essere quali il Concordato con riserva, che tanto ha penalizzato i fornitori ,  soprattutto le piccole imprese.

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