Se lo spread sale le aziende valgono meno?

riforma fallimentare e ruolo dei commercialisti

Cosa succede al valore di una azienda se lo spread sale? C’è un impatto sul loro valore?

La risposta a questa domanda è purtroppo affermativa e non solamente per le società quotate in borsa che hanno visto, in misura più o meno significativa, precipitare le loro quotazioni in pochissimo tempo. Una importante riflessione è da fare verso la globalità di piccole e medie imprese italiane che costituiscono oltre il 95% del panorama aziendale nazionale.

L’impatto dello spread per le aziende

Le piccole e medie imprese italiane sono impattate profondamente dall’aumento dello spread. Certamente questa dispersione di valore non è immediatamente percepibile ma è reale e colpisce veramente tutte le aziende  anche se in misura diversa tra loro.

La dimensione del “danno” si rende “visibile” solo quando l’impresa è oggetto di un’attività straordinaria per la quale viene richiesta una specifica perizia estimativa del valore aziendale: cessioni o affitti di rami d’azienda, cessione o trasferimento di quote sociali, recesso di soci, fusioni o scissioni societarie…

Infatti, per valutare un’azienda ed in particolare quella grandezza intrinseca detta “avviamento” che , in taluni casi,  può assumere valori spesso rilevanti bisogna “attualizzare” i guadagni stimati futuri “normalmente” realizzabili nel futuro. Tale “attualizzazione” si realizza attraverso un calcolo di matematica finanziaria che riconduce a valori correnti e attuali  tutti i flussi reddituali futuri scontandoli con dei “tassi di attualizzazione” che variano in base al settore di appartenenza ma anche in base alla nazione in cui l’azienda opera.

Nel caso dell’Italia la componente “nazionale” si ottiene introducendo nel calcolo dell’interesse il rendimento dei titoli di stato a lungo termine (ex: BTP scadenza a 10 anni ) tecnicamente il cosiddetto free risk rate ovvero il tasso di interesse a rischio zero. Quindi, se il rendimento dei BTP  sale anche il tasso di attualizzazione sale e di conseguenza il valore aziendale scende istantaneamente.

A questo proposito possiamo analizzare il caso concreto di una piccola azienda lombarda che  a settembre, con un rendimento dei BTP a 10 anni pari a 2,7%, valeva 1.178.000,00 euro, oggi la stessa azienda con rendimento dei BTP a 10 anni del 3,41% , a parità di tutti gli altri parametri  di valutazione, ovvero, reddito stimato futuro, rischio di mercato, rischio specifico aziendale ecc., vale  euro  1.121.000,00,  quindi, ben 57.000 euro in meno  solo per l’effetto dell’ innalzamento del rendimento dei titoli di stato italiani.

Declassamento del rating e andamento delle imprese

Comunque, ben più grave sarebbe il caso in cui l’Italia dovesse subire un declassamento del rating, in tale situazione oltre all’impennata del rendimento lordo dei BTP a lungo termine, causato dal forte deprezzamento delle quotazioni, dovremmo far aumentare il tasso di attualizzazione anche del saggio del rischio paese che , dato il nostro attuale  rating,  oggi è stimato nella misura del 1,60%,.

In breve tempo questo provocherebbe valori aziendali falcidiati, banche italiane in serie difficoltà (difficoltà, che si tradurrebbero in una sensibile stretta creditizia che colpirebbe le aziende nella concessione delle  linee di credito), finanza statale sotto stress nel reperimento delle risorse necessarie per il funzionamento delle funzioni di pubblica utilità, valori immobiliari in picchiata e sempre meno liquidi.

L’augurio ovviamente è che questa resti solo un’ ipotesi teorica, ma nel frattempo cosa può e deve fare l’imprenditore?

Cosa può fare un imprenditore per gestire le fluttuazioni dello spread?

Se il rischio spread costituisce una variabile esogena non evitabile per l’impresa italiana. Ben altra questione sono i rischi intrinsechi propri  ad ogni azienda, in particolare il “rischio operativo” strettamente connesso alla struttura dei costi aziendali ed al “rischio finanziario” strettamente connesso al rapporto di indebitamento ed alla natura delle fonti di finanziamento.

Qui l’imprenditore può  fare molto attuando politiche volte a ridurre tali rischi.

In ogni caso il primo passo da fare è quello di misurarne il grado di pericolosità, sia in termini dinamici (la loro evoluzione negli ultimi anni) sia in termini di posizionamento competitivo (confrontandosi con i diretti concorrenti ) al fine di individuare le corrette azioni di miglioramento.

Se volete saperne di più sul nostro software di monitoraggio della crisi d’azienda come previsto dalla legge 155/2017 – Riforma Fallimentare potete compilare il form sotto riportato.

Lascia un commento